
Band: Minas Morgul
Album: Schwertzeit
Year: 2002
Genere: Black Metal
Tracklist:
1. Opus 1 - Am Höllentore
2. Liber Mortis
3. Storm
4. Blut Und Eisen
5. Innocent Flesh
6. Mithrandir
7. Väterchen Frost
8. Allvaters Traum
9. From Somewhere Far Behind The Gate Of Eternal Sleep
10. Paganlord (Bonustrack)
1. Opus 1 - Am Höllentore
2. Liber Mortis
3. Storm
4. Blut Und Eisen
5. Innocent Flesh
6. Mithrandir
7. Väterchen Frost
8. Allvaters Traum
9. From Somewhere Far Behind The Gate Of Eternal Sleep
10. Paganlord (Bonustrack)
Recensione:
(coming soon)
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( 3 / 55 )

(coming soon)
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( 3 / 55 )
Band: Nokturnal Mortum
Album: Lunar Poetry
Year: 1996
Genere: Folk/Black Metal
Tracklist:
1. Tears Of Paganism
2. Lunar Poetry
3. Perun's Celestial Silver
4. Carpathian Mysteries
5. ...And Winter Becomes
6. Ancient Nation
7. The Grief Of Oriana
8. Sorrows Of The Moon (Celtic Frost cover)
9. Autodafe/Barbarian Dreams
1. Tears Of Paganism
2. Lunar Poetry
3. Perun's Celestial Silver
4. Carpathian Mysteries
5. ...And Winter Becomes
6. Ancient Nation
7. The Grief Of Oriana
8. Sorrows Of The Moon (Celtic Frost cover)
9. Autodafe/Barbarian Dreams
Recensione:
Risulata difficile, davvero difficile recensire questo LP dei Nokturnal Mortum, band ucraina veramente notevole che in questo album miscela sapientamente un folk dai richiami nordici ed un ottimo black. Fin da un primo ascolto sono incredibili le sensazioni che scatena questo album, impeccabile, dai toni sempre elevati, quasi perfetto -se non in pochi passaggi- ed evocativo.
A detta di chi scrive questo lavoro esprime il meglio di se nelle prime battute, a partire dall'intro strumentale Tears Of Paganism, passando per le bellissime Lunar Poetry e Perun's Celestial Silver. Sono poche le parole da esprimere davanti a questo ottimo CD, se non il vivo consiglio di ascoltarlo, magari di notte, cuffiette nelle orecchie.
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( 2.9 / 49 )

Risulata difficile, davvero difficile recensire questo LP dei Nokturnal Mortum, band ucraina veramente notevole che in questo album miscela sapientamente un folk dai richiami nordici ed un ottimo black. Fin da un primo ascolto sono incredibili le sensazioni che scatena questo album, impeccabile, dai toni sempre elevati, quasi perfetto -se non in pochi passaggi- ed evocativo.
A detta di chi scrive questo lavoro esprime il meglio di se nelle prime battute, a partire dall'intro strumentale Tears Of Paganism, passando per le bellissime Lunar Poetry e Perun's Celestial Silver. Sono poche le parole da esprimere davanti a questo ottimo CD, se non il vivo consiglio di ascoltarlo, magari di notte, cuffiette nelle orecchie.
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( 2.9 / 49 )
Band: Mayhem
Album: Deathcrush [EP]
Year: 1987
Genere: Black Metal
Tracklist:
1. Deathcrush
2. Chinsaw Gutsfuck
3. Witching Hour (Venom Cover)
4. Necrolust
5. (Weird) Manheim/Pure Fucking Armageddon
6. Outro
1. Deathcrush
2. Chinsaw Gutsfuck
3. Witching Hour (Venom Cover)
4. Necrolust
5. (Weird) Manheim/Pure Fucking Armageddon
6. Outro
Recensione:
L'87 è l’anno di Deathcrush, primo EP della band black norvegese Mayhem, un gruppo, capitanato dal carismatico Euronymous, prossimo a ricevere la consacrazione a leggenda, complice forse qualche fatto di cronaca, forse il fatto stesso di suonare questo tipo di musica nel contesto socio-politico (e, del resto, anche musicale) del mondo occidentale, un mondo dove Burzum, i Darkthrone e, perché no, gli stessi Mayhem, dovevano ancora muovere i primi, insanguinati, passi.
Questo EP è considerato il preludio (tra le altre cose brevissimo, solo 20 minuti circa la durata totale del disco) dell’ormai immortale De Mysteriis Dom Sathanas, distaccandosi ancora troppo da quello che al momento indichiamo come Black Metal, mantenendo infatti un suono dai richiamo Thrash e dei testi che rimandano al Death più insano e malato.
Il disco si apre con l’intro di batteria Silvester Anfang, per poi passare alla titletrack, Deathcrush, song devastante, malata, forse dolorosa, canzone ormai entrata nell’Olimpo del metallo vantando, tra le altre cose, il maggior numero di copie in questo ambito. Passando per Chainsaw Gutsfuck, che segue lo stile della traccia precedente, ed una cover degli storici Venom, si arriva a quella che è forse la mia traccia preferita, Necrolust, canzone che, almeno nei primi riff, strizza l’occhio all’heavy, per poi passare al Black più puro e violento. (Weird) Manheim è l'intro della violentissima ed infernale Pure Fucking Armageddon, con cui si chiude questo tanto sanguinolento quanto breve viaggio in un cd che rappresenta una delle pietre miliari del metal, un EP dal valore storico fuori discussione.
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( 3 / 47 )

L'87 è l’anno di Deathcrush, primo EP della band black norvegese Mayhem, un gruppo, capitanato dal carismatico Euronymous, prossimo a ricevere la consacrazione a leggenda, complice forse qualche fatto di cronaca, forse il fatto stesso di suonare questo tipo di musica nel contesto socio-politico (e, del resto, anche musicale) del mondo occidentale, un mondo dove Burzum, i Darkthrone e, perché no, gli stessi Mayhem, dovevano ancora muovere i primi, insanguinati, passi.
Questo EP è considerato il preludio (tra le altre cose brevissimo, solo 20 minuti circa la durata totale del disco) dell’ormai immortale De Mysteriis Dom Sathanas, distaccandosi ancora troppo da quello che al momento indichiamo come Black Metal, mantenendo infatti un suono dai richiamo Thrash e dei testi che rimandano al Death più insano e malato.
Il disco si apre con l’intro di batteria Silvester Anfang, per poi passare alla titletrack, Deathcrush, song devastante, malata, forse dolorosa, canzone ormai entrata nell’Olimpo del metallo vantando, tra le altre cose, il maggior numero di copie in questo ambito. Passando per Chainsaw Gutsfuck, che segue lo stile della traccia precedente, ed una cover degli storici Venom, si arriva a quella che è forse la mia traccia preferita, Necrolust, canzone che, almeno nei primi riff, strizza l’occhio all’heavy, per poi passare al Black più puro e violento. (Weird) Manheim è l'intro della violentissima ed infernale Pure Fucking Armageddon, con cui si chiude questo tanto sanguinolento quanto breve viaggio in un cd che rappresenta una delle pietre miliari del metal, un EP dal valore storico fuori discussione.
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( 3 / 47 )
Band: Carpathian Forest
Album: Through Chasm, Caves and Titan Woods [EP]
Year: 1995
Genere: Black Metal
Tracklist:
1. Carpathian Forest
2. The Pale Mist Hovers Towards the Nightly Shores
3. The Eclipse / The Raven
4. When Thousand Moons Have Circled
5. Journey Through the Cold Moors of Svarttjern
1. Carpathian Forest
2. The Pale Mist Hovers Towards the Nightly Shores
3. The Eclipse / The Raven
4. When Thousand Moons Have Circled
5. Journey Through the Cold Moors of Svarttjern
Recensione:
Through Chasm, Caves and Titan Woods è forse il piccolo capolavoro di questi ambivalenti Carpathian Forest, un EP dominato da atmosfera mai più riprese in seguito dalla band di Nattefrost. Questo è un disco di puro black nordico, dove non vi è dolore fisico, ma spirituale; un male connesso alla natura ed estremamente legato a quella scandinavia del primo novecento e del primo espressionismo. Se l'intera produzione dei CF è indissolubilmente legata al thrash e al cosidetto black'n'roll, in quest'opera Nordavind ha esplorato, forte di un sofferto gioco acustico-elettrico, di una funerea tastiera e di una voce che è un lamento, i recessi più tipici del doom.
Questo breve ed intenso EP segna il passaggio dal male interiore di Nordavind a quello fisico di Nattefrost, un cambiamento irreversibile, (escudendo tracce come Nostalgia et similia) senza però voler togliere nulla alla incredibile produzione di questa band malata.
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( 3 / 40 )

Through Chasm, Caves and Titan Woods è forse il piccolo capolavoro di questi ambivalenti Carpathian Forest, un EP dominato da atmosfera mai più riprese in seguito dalla band di Nattefrost. Questo è un disco di puro black nordico, dove non vi è dolore fisico, ma spirituale; un male connesso alla natura ed estremamente legato a quella scandinavia del primo novecento e del primo espressionismo. Se l'intera produzione dei CF è indissolubilmente legata al thrash e al cosidetto black'n'roll, in quest'opera Nordavind ha esplorato, forte di un sofferto gioco acustico-elettrico, di una funerea tastiera e di una voce che è un lamento, i recessi più tipici del doom.
Questo breve ed intenso EP segna il passaggio dal male interiore di Nordavind a quello fisico di Nattefrost, un cambiamento irreversibile, (escudendo tracce come Nostalgia et similia) senza però voler togliere nulla alla incredibile produzione di questa band malata.
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( 3 / 40 )
Band: Carpathian Forest
Album: Morbid Fascination of Death
Year: 2001
Genere: Black Metal
Tracklist:
Album - Deezer Link
1. Fever, Flames and Hell - Deezer Link
2. Doomed to Walk the Earth as Slaves of the Living Dead - Deezer Link
3. Morbid Fascination of Death - Deezer Link
4. Through Self-Mutilation - Deezer Link
5. Knokkelmann - Deezer Link
6. Warlord of Misantrophy - Deezer Link
7. A World of Bones - Deezer Link
8. Carpathian Forest - Deezer Link
9. Cold Comfort - Deezer Link
10. Speechless - Deezer Link
11. Ghoul (Mayhem Cover) - Deezer Link
12. Nostalgia (Demo Version) - Deezer Link
Album - Deezer Link
1. Fever, Flames and Hell - Deezer Link
2. Doomed to Walk the Earth as Slaves of the Living Dead - Deezer Link
3. Morbid Fascination of Death - Deezer Link
4. Through Self-Mutilation - Deezer Link
5. Knokkelmann - Deezer Link
6. Warlord of Misantrophy - Deezer Link
7. A World of Bones - Deezer Link
8. Carpathian Forest - Deezer Link
9. Cold Comfort - Deezer Link
10. Speechless - Deezer Link
11. Ghoul (Mayhem Cover) - Deezer Link
12. Nostalgia (Demo Version) - Deezer Link
Recensione:
Morbid Fascination of Death è stato scritto e registrato nello stesso periodo di Strange Old Brew, ma è stato rilasciato ad un anno di distanza, dato il suo sound più sperimentale e innovativo, molto vicino sia al black'n'roll che ad un suono più prettamente metal, a tratti Death anche nei testi (Through Self-Mutilation).
Sono inoltre presenti voci femminili, tastiere e persino il sassofono, come nelle canzoni Cold Comfort e Nostalgia, più lente e atmosferiche. Come guest è presente Nina Hex, la ex fidanzata di Nattefrost: il suo ruolo però si limita ad una piccola parte di recitazione in Doomed to Walk the Earth. La penultima traccia, Ghoul è una cover dei Mayhem, canzone violenta che funge da stacco tra Speechless e quella che è la traccia finale, apoteosi di questo LP, la già citata Nostalgia; una canzone da capire, che trascina, grazie al sapiente uso del basso e del sax, in un viaggio dentro se stessi, un viaggio da compiere esclusivamente al buio, cuffiette nelle orecchie. Questa traccia, forse questo intero disco, rappresentano l'addio di Nordavind e valgono, sicuramente, come lasciapassare per i Carpathian Forest nell'Olimpo del Black Metal, un black che non si avvale di bestemmie senza senso o inni a Satana, ma una musica di una bellezza diversa, a tratti più sofisticata, a tratti meravigliosa nella sua violenza.
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( 2.9 / 37 )
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Morbid Fascination of Death è stato scritto e registrato nello stesso periodo di Strange Old Brew, ma è stato rilasciato ad un anno di distanza, dato il suo sound più sperimentale e innovativo, molto vicino sia al black'n'roll che ad un suono più prettamente metal, a tratti Death anche nei testi (Through Self-Mutilation).
Sono inoltre presenti voci femminili, tastiere e persino il sassofono, come nelle canzoni Cold Comfort e Nostalgia, più lente e atmosferiche. Come guest è presente Nina Hex, la ex fidanzata di Nattefrost: il suo ruolo però si limita ad una piccola parte di recitazione in Doomed to Walk the Earth. La penultima traccia, Ghoul è una cover dei Mayhem, canzone violenta che funge da stacco tra Speechless e quella che è la traccia finale, apoteosi di questo LP, la già citata Nostalgia; una canzone da capire, che trascina, grazie al sapiente uso del basso e del sax, in un viaggio dentro se stessi, un viaggio da compiere esclusivamente al buio, cuffiette nelle orecchie. Questa traccia, forse questo intero disco, rappresentano l'addio di Nordavind e valgono, sicuramente, come lasciapassare per i Carpathian Forest nell'Olimpo del Black Metal, un black che non si avvale di bestemmie senza senso o inni a Satana, ma una musica di una bellezza diversa, a tratti più sofisticata, a tratti meravigliosa nella sua violenza.
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